Per una fenomenologia della resistenza ludico-estetica: oltre lo spazio del Sé nel Role Play Games e nel LARP

23 Nov, 2015 | Approfondimenti, Studi e saggi

di Anna Sara D’Aversa ///

Lo spazio mentale del gioco è uno spazio virtuale, transitorio e multipercettivo, è una dimensione drammaturgica deflagrata in una molteplicità di plateaux dove chi gioca agisce per-formativamente. L’esperienza ludica avviene su un piano mentale liquido, decostruito e polivalente, dove l’essere umano si fa mondo autonomo, governato da “altre” pragmatiche spaziali. Si tratta di una sfera di relazioni in cui si creano oggetti dialettici, lontani dalla coordinazione tradizionale egemonica e dall’ordine del logos, che viene ecceduto.

In riferimento alle teorie più generali sul gioco, l’antropologo Gregory Bateson, nei suoi storici capolavori Verso un’ecologia della mente1 e Questo è un gioco2, intende il gioco come forma di metalinguaggio (che coopera alla costruzione di questo nuovo spazio tipicamente ludico). Johan Huizinga3, lo storico e teorico olandese del gioco per eccellenza, considera il fenomeno ludico scollegato dal grado di civilizzazione e dalla visione del mondo di una determinata dimensione culturale; il gioco è, infatti, innegabile, è sovrabbondanza, è esternalità debordante, radicale ed estrema.

1 Bateson Gregory, Steps to an ecology of mind, University of Chicago Press, Chicago 2000.

2Bateson Gregory, Questo è un gioco. Perché non si può mai dire a qualcuno “gioca”!, Raffaele Cortina Editore, Milano 1996.

3Huizinga Johan, Homo Ludens. Versuch einer Bestimmung des Spielelements des Kultur, Burg-Verlag, Basel 1957 [trad. ing. Homo Ludens, a study of the play element in culture, Beacon Press, Boston 1955].

D’Aversa, A.,S, 2015, Per una fenomenologia della resistenza ludico-estetica: oltre lo spazio del Sé nel Role Play Games e nel LARP, in: A. Castellani (a cura di), RUOLI VIVI, Il larp tra gioco e vita reale, Pescara, Larp Symposium ed.

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