Un drago in Vietnam

24 Nov, 2015 | Approfondimenti, Studi e saggi

di Andrea Giovannucci ///

Negli anni in cui Gygax e Arneson procedevano nello sviluppo rispettivamente di Chainmail e Blackmoor (1969-70) la guerra in Vietnam stava raggiungendo il suo apice in termini di feriti e opposizione dell’opinione pubblica. L’impressione vivissima delle atrocità commesse dai soldati americani in Vietnam provocò una ondata di indignazione che se pure non coinvolse mai la maggioranza dell’opinione pubblica statunitense (che rimase sostanzialmente convinta della necessità di quella guerra di “contenimento” in funzione anti-comunista) arrivò a rappresentare una significativa parte della popolazione. Cosa ancor più preoccupante all’epoca era il fatto che i due schieramenti (pacifisti e interventisti) cominciavano ad arrivare ai ferri corti, e iniziavano a mostrare una lacerazione nel tessuto sociale del gigante statunitense. I giocatori dell’epoca, tutti coloro che si interessavano di giochi di simulazione di guerra non potevano ignorare questo aspetto. Qui si marca anche una differenza fondamentale che stampa e informazione spesso, ancora oggi, ignorano: chi gioca alla guerra non è necessariamente un militare o un guerrafondaio, anzi spesso i giocatori hanno visioni critiche maggiormente sviluppate rispetto all’argomento dei propri giochi, proprio per la prossimità che sviluppano con gli stessi e la possibilità di osservarli con occhi esterni.

Giovannucci, A., 2011, Un drago in Vietnam. Un approccio storico al gioco. Interferenze emotive tra mondi reali e immaginari nel gioco di ruolo, in: Giocare con le emozioni, (a cura di Gelli, M., Cangini, C.,), Narrattiva, Rimini.

Qui l’articolo completo.

 

Share on