New Atlantis From Inside / La recensione di Tito Baldi

18 Mag, 2017 | Dicono di noi, Recensioni

di Tito Baldi

Una settimana prima di iniziare il ruolo vivo mi trovavo nei pressi della stazione di Bologna, appena tornato dalle vacanze pasquali. Il primo autobus che mi passa davanti presenta un cartello con il seguente messaggio: “Riesci a immaginare un mondo senz’acqua? Lo vivono ogni giorno 663 milioni di persone”. Ho sentito un brivido freddo lungo la schiena.

Per un attimo la barriera che mi separava dal mondo del mio personaggio mi è sembrata più fragile del solito. Da alcune settimane era aperto il sito New Atlantis Radio, una piattaforma a metà tra un forum e una web radio, dove personaggi molto distanti tra di loro (a prescindere dall’iscrizione al ruolo vivo) potevano scambiarsi notizie, informazioni utili e preoccupazioni riguardo la crisi dell’acqua che aveva colpito all’improvviso il mondo occidentale. Nell’arco di tre settimane abbiamo visto la società disintegrarsi, non prima però di riuscire a scoprire un luogo sicuro, un’ultima fonte di acqua potabile dalle parti di Santa Sofia. Niente alieni, profezie o epidemie zombie, quindi, ma una cosa molto più vicina: l’acqua.

Al secondo larp della Chaos League cui partecipo ho iniziato, tra ricordi e racconti, a farmi un’idea dello stile che anima alcune loro storie. Non voglio spingermi troppo indietro con le ricostruzioni. Partiamo da Nuova Atlantide, il larp estivo del 2014, a cui ha fatto seguito La Leggenda di Parsifal, 1 6 3 0 e, ora, New Atlantis, una nuova edizione del gioco di tre anni fa, parzialmente rivisto e aperto ad un pubblico internazionale. Queste storie, pur molto diverse tra loro, condividono ambientazioni dove la vita di comunità è centrale, così come il reciproco sostegno per far fronte a condizioni di vita ostili. Il che non vuol dire che siano prive di drammatici conflitti interni, anzi. Come tutte le buone storie, i giochi della Chaos pongono delle domande. Domande che non necessitano di una risposta verbale. Bisogna viverla, sentirla. Devi mettere emotivamente in gioco la risposta.

Come si può provare a ricominciare dopo che si è perso tutto?

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Cosa vuol dire fondare un mito giorno per giorno, goccia su goccia?

Queste sono solo due delle questioni fondamentali dietro New Atlantis.

L’ambientazione è dalle parti de La Strada di McCarthy, ma le atmosfere cupe e solitarie del romanzo rispecchiano più che altro le condizioni di vita dei personaggi nei due mesi trascorsi tra la fine del gioco diffuso e l’inizio del ruolo vivo. Da quando si giunge nei boschi che circondano il lago è tempo di rinascere. Ci si trova di fronte a un gioco quasi a stile sandbox di costruzione di una comunità. Non tutte le opzioni sono percorribili, ma il gioco procede con scarso intervento di npg interni, fondandosi sull’interpretazione di documenti scritti e su una presupposta adesione generica ad un’idea di gioco simile tra giocatori e master. Un elemento che va a modellare decisamente l’esperienza è la forza antagonista rappresentata dalla Lifedrop.

La Lifedrop è la più che sospetta multinazionale dell’acqua che nel gioco controlla l’ultima immensa fonte di acqua potabile in questa parte dell’Europa. Lifedrop difende la sua acqua con forze militari spietate ed è estremamente chiusa, dando la caccia a chiunque non lavori per loro (di fatto è corresponsabile della perdita di tutti i propri cari in game). La Lifedrop è quindi un elemento che rappresenta in gioco tutto ciò che non si vuole diventare, e con questo contribuisce a incanalare un minimo il processo di costruzione della comunità degli atlantidei.  

New Atlantis, composta da piccoli sopravvissuti (più o meno esagitati che siano), è il parassita che vive alle spalle del gigante, il ragno Anansi delle fiabe africane che gliela spunta con l’astuzia contro il grande dio Tigre. Voglio fermarmi un attimo sul nome, New Atlantis. Qualche riga più su ho parlato di fondare un mito, perchè è questo che è New Atlantis. Incrociamo un paio di riferimenti insieme. New Atlantis è il titolo di un racconto incompiuto di Francis Bacon del 1624, un racconto utopico su una società perfetta, come andava di moda a quei tempi. Atlantide è poi la civiltà perduta della mitologia greca. Anche la Lifedrop ha una comunità in crescita dentro le proprie fila. La chiamano Neapolis, la polis nuova.

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Due poli opposti si fronteggiano, due idee di società. Nell’una serpeggia uno spirito utopistico che vuole fare dell’impossibile la nuova realtà, l’altra richiama fin dal nome il tempo storico, la riproposizione del passato. In poche parole, la tempesta che ha sconvolto il mondo chiama a scegliere tra una fede nelle possibilità inedite e la chiusura conservatrice del passato, sempre dubitando, ripensando, valutando ogni passaggio. Le polemiche interne hanno toccato grandi punte di asprezza, e non mi è tuttora chiaro in che misura l’incontro tra giocatori di diverse provenienze sia stato più o meno problematico, ma alla fine la storia ha avuto i suoi momenti intensi, pur percependo una comunità abbastanza instabile in altri.

Ci sarebbero tantissime cose da raccontare. Fatiche, disperazione, gioie inattese, commozione, sguardi, liti. I sogni, il cielo. Il tutto appena riassumibile nella semi-delirante spossatezza piena di gioia provata in autobus sulla via del ritorno. La mole del materiale emotivo è più grande delle mie attuali capacità, e per questo mi limito ad una analisi più formale dell’esperienza che non rende giustizia all’intensità provata. Così, caro lettore o lettrice, sperando che tu abbia trovato qualcosa di interessante tra tutte queste parole, ora ti saluto. Ci si vede.

Free Water.

 

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